
Gruppo
Archeologico Calatino “Franco Imposimato” - P.zza
Matteotti n°1 – c.p.154 – 81024 -Maddaloni
-CE-
direttore Francesco Vuolo tel. 0823.435176 - segretario
amm.vo Antonio Sarracco tel. 0823.434073
Gruppi Archeologici d'Italia
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ETA'
DEL RAME: La presenza più antica a Maddaloni è
attestata all'età del rame (2500-1800 a.C.).
Gruppi di
pastori stanziavano sulle colline di S.Michele, pascolando
le loro greggi che rappresentavano la principale forma
di sostentamento. Le donne modellavano vasi di argilla
necessari per la cottura dei cibi ed il trasporto
dell'acqua. Gli uomini procuravano il cibo
con la caccia e costruivano capanne di
arbusti e di foglie, a volte ricoperte di argilla. Le notizie
riportate sono confermate dal rinvenimento di
numerosi frammenti di vasi (ceramica a scaglie riferibile alla
Civiltà del Gaudio) in un ampio pianoro,
servito da una sorgente e da una riserva naturale di argilla
posta alle spalle della torre piccola longobarda. I frammenti,
catalogati, sono ora esposti presso il Museo Civico della città.
ETA' DEL BRONZO: (1800 - 900 a.C.) : Gli utensili usati: coltelli, asce, raschiatoi, sono ancora, per la maggior parte, di pietra (selce). Si scopre l'agricoltura, l'uomo scende in pianura dove il terreno è più fertile. E' ipotizzabile in questo periodo la presenza di due insediamenti: il più vecchio, in collina, il nuovo, in pianura, dove poi sorgerà Calatia.
ETA' DEL FERRO: Gruppi di capanne si espandono in pianura. Si sviluppa notevolmente l'agricoltura, con il ferro si costruiscono nuove armi, l'abbigliamento femminile si arricchisce di bracciali e fibule (le nostre spille). Glio Osci, abitanti di queste terre e nostri più lontani antenati, acquistano ceramiche e oggetti ornamnentali dalle vicine colonie greche di Ischia e Cuma. Migliora per imitazione la produzione artigiana locale. L'antico insediamento viene conservato come posto di vedetta e di controllo delle vie di comunicazione.
SECONDA ETA' DEL FERRO: Il probabile sistema sociale tribale porta all'unificazione. Si raggruppano capanne che vengono circondate da una palizzata difensiva e da un fossato. Si selcia la strada principale, la futura via Appia. Il lavoro dei campi è notevole. Gli Etruschi porteranno da noi il sistema della coltivazione alta della vitetra filari di alberi. Sorge Calatia, la cui probabile etimologia "cal" riporta al significato di luogo fortificato. L'ordine politico e religioso è tenuto da un capo, alla cui morte gli vengono tributati grandi onori. Questa fase è attestata a Calatia da tombe con ricchissimo corredo (monili in oro, argento, elettro ed ambra) che risalgono allo VIII secolo a.C.
PERIODO ETRUSCO: Nel VI secolo a.C. gli Etruschi sono presenti nel nostro territorio. Calatia entra a far parte di una confederazione di 12 città ( la dodecapoli etrusca) con a capo Capua. Vasi di bucchero (argilla mescolata a polvere di carbone, tipica produzione etrusca) con un particolare aspetto nero brillante che imita il metallo, sono stati ivi recuperati dalla Sovrintendenza. Un aristocratico di Vulci, nel Lazio, Vetes Kielas (Vete Chiela), interessato al commercio del vino, invia, nel 525 a.C. circa, un' anfora vinaria a Calatia con la scritta in caratteri etruschi. In questo periodo alle capanne si sostituirono le case in pietra ricoperte con tetti di tegole.
PERIODO SANNITA: Sconfitti dai Siracusani, nella famosa battaglia di Cuma del 474 a.C., gli Etruschi vengono attaccati duramente anche dai Sanniti in cerca di fertili pianure. A Capua vengono uccisi i capi etruschi e la città divenne sannita. Anche Calatia segue la stessa sorte. Ora la città batte moneta con la propria zecca, con la legenda KALA, KALAT o KALATI. Fatto eccezionale conia anche monete d'oro. Nel 309 a.C. il console Caio Giulio Bubulco conquista Calatia che cade così nelle mani dei Romani. L'Appia, la più importante delle strade romane, attraversa Calatia che acquista ancora più importanza con il controllo delle vie di accesso al Sannìo. Nel 321 a.C. (anno 433 di Roma), durante la seconda guerra sannitica, l'esercito romano, sotto il comando dei consoli Spurio Postumio Albino e Tito Veturio Calvino, si accampa a Calatia, ma subisce l'onta delle Forche Caudine. Alleatasi in seguito con Annibale (215 a.C.), Calatia viene riconquistata e aspramente punita dai Romani e diventa cittadina "sine suffragio" (senza diritto di voto). Un famoso personaggio di Calatia, Aulo Attilius Calatinus, console nel 258 e nel 254 a.C. diventa dittatore nel 254 a.C. Nel 59 a.C. Giulio Cesare vi trasferisce una colonia di veterani. Calatia cade nell'oblio.Nell'era cristiana a Calatia si costruiscono molte chiese su vecchi templi; la più importante è quella dedicata a S.Giacomo, probabilmente episcopio della città.
IL MEDIOEVO: Calatia, sede vescovile, è attaccata e distrutta varie volte dai Saraceni (già nel V secolo il vescovo S.Augusto è costretto ad abbandonare la città, rifugiandosi nel vicino borgo di Mataluni). Distrutta definitivamente nel 880, anche i cittadini abbandonarono Calatia riparando nella più protetta Mataluni ed il vescovo preferirà spostare la sua sede a Casa Hirta (ora Casertavacchia).
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Il nome di Mataluni compare la prima volta in un documento firmato dal principe longobardo di Benevento, Arechi II, dove viene indicata la chiesa di S.Martino.Correva l'anno 774. Altre chiese, forse più antiche, vengono affrescate da valenti artisti. In una di queste, S.Maria de Commendatis, sede dei Templari e dei Cavalieri di Malta, viene redatto nel 1300 uno dei primi documenti in lingua volgare (il nostro italiano). La pergamena riporta le regole dell'Ordine dei "Disciplinati di Maddaloni" ed è oggi custodita presso la Curia Vescovile di Caserta. Nel 1390 Magdaloni viene data in feudo al francese Carlo Artus che edifica, a fine '300, la bellissima Torre Sud, oggi quasi cadente. Da contea, con l'università della nobile famiglia Carafa, Maddaloni diviene Ducato. Diomede Carafa, nobile figura di mecenate, fa edificare a valle del castello, nel 1465, il Palazzo Ducale, oggi Villaggio dei Ragazzi. Il castello sulla collina era stato incendiato nel 1460 da Ferrante d'Aragona per punire il ribelle Pietro da Mondrago, feudatario.Nel cortile del Villaggio dei Ragazzi, già antistante il vecchio Palazzo Ducale, si svolgeva la fiera settimanale sotto il controllo del Duca. La piazza , nel 1702, come ricorda il Piccicchelli, era luogo di passeggio, riunioni, affari. Nel '600 Mataloni è uno dei più importanti centri del reame. Artisti illustri, come il fiorentino Giovanni Balducci, che dipinge il soffitto a cassettoni della Chiesa dell'Annunziata, Pompeo Landulfo, Marco Pino, i Funaro, Fabrizio Santafede, Paolo de Matteis, Mattia Preti e Francesco de Mura si avvicendano nella nostra città lasciando un patrimonio pittorico culturale di inestimabile valore.
Nel 1734, Carlo III di Borbone, infante di Spagna, duca di Parma e Piacenza, viene a prendere possesso del Regno di Napoli. Maddaloni gli riserva grandi accoglienze. Nel Palazzo Ducale, Domenico Marzio V Carafa gli consegna le chiavi della città. Il munifico sovrano concede a Maddaloni il titolo di Città. Nel '700 Maddaloni conta circa 9500 abitanti. E' fiorente l'artigianato della maiolica (faenzari e riggiolari), della sedia impagliata (seggiolellari), quest'ultima ancora presente nella nostra città. Viene ampliata la chiesa del Corpus Domini su progetto del famoso architetto Luigi Vanvitelli, autore della Reggia di Caserta. Durante la costruzione del Palazzo Reale e dei Ponti della Valle, spesso il Re e la Regina si recano a Maddaloni, ospiti del Duca, per assistere alle esercitazioni di squadroni di cavalleria.